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Le dita battevano pesanti sulla tastiera della vecchia macchina da scrivere. Quante lettere battute, quante parole impresse nelle carta… Tic Tac Tic Tac… come una danza ripetitiva, che si interrompeva ogni fine riga o quando bisognava cambiare il foglio. Quanti scrittori, curvi e solitari mettevano anima e cuore su quei tasti per dare vita alle proprie opere. Le redazioni dei giornali che si riempivano del ticchettio delle macchine da scrivere, oggetti d’ingegno che avevano favorito anche l’emancipazione lavorativa delle donne: quante dattilografe, nei grandi uffici, che scrivevano con diteggiatura rapida e corretta. Tic Tac Tic Tac… quando ogni lettera aveva un suo peso, ogni errore la sua condanna, ogni parola giusta la sua redenzione. Oggi la vecchia macchina da scrivere racconta di sé a giovani scrittori che non saprebbero più scrivere senza… il “Canc”!

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